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Le emorroidi dei compañieros

"Anno Zero": perché Santoro non è un santo...

di Diazepina

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"Anno Zero": perché Santoro non è un santo...

Giovedì sera, prima serata su Rai due.
Totale stravaccamento sul divano.
Inizia un programma. La sigla di testa ha delle sonorità in stile aborigeno, ho un soprassalto che per poco non mi fa cappottare in terra, a cui segue un'imprecazione che suona più o meno così: "Nooo... ! Cazzo!!! Un altro reality "stracciamaroni" ambientato in Australia...".
Seguono altri assillanti e spasmodici interrogativi del tipo: "Che cavolo faranno fare ai concorrenti sto giro, suonare il digiridu nudi mentre devono imboccare un canguro?". Ma sono domande destinate a non trovare risposta alcuna e che accantono velocemente. Anche perché poi guardo meglio, stropiccio gli occhi, come a volermi accertare che non sono vittima di un'allucinazione e vedo stagliarsi sullo sfondo della scenografia, sempre in stile pittorico aborigeno, una capoccia rossastra.
Considerando che non può trattarsi di Biscardi, realizzo non senza una certa stupita fissità che quello intento a presentare gli ospiti assisi in una specie di coro da chiesa è Santoro.

Santoro il redivivo. San Toro. Santoro l'eroe il latitante il partigiano l'esule. Santoro che qualche anno fa siglava poeticamente il suo commiato e la sua cacciata dalla Rai deliziando ferocemente i nostri timpani con una versione improbabile ma tenera di "Bella Ciao".
A quel punto sono quasi contenta, perché Santoro mi è sempre piaciuto e anche così fulvo lo trovo simpatico. E poi solo lui ha il grande talento di potersi avvalere di uno come Travaglio sempre molto (per qualcuno persino troppo) informato e con un sorriso totalmente diabolico.

Detto questo sublimi ed encomiabili lettori "comunque voi la pensiate" "Anno Zero", il nuovo programma di Santoro, è un vero programma di approfondimento, capace di spingere a fondo sulle questioni e che pur nella evidente "faziosità" riesce a restituire di un argomento vari punti di vista e opinioni. Il gigionesco conduttore nonostante sia ancorato piuttosto saldamente ad un modo di "far televisione" a tratti superato e nostalgico, riesce comunque a far sprizzare dai fatti più di un pizzico di verità. Non è poco di questi tempi... Non è poco per un contenitore come la televisione i cui meccanismi rappresentativi fondano buona parte del loro successo proprio sullo stravolgimento della realtà, sull'estetica della mignotta, sulla totale abnegazione del giornalismo alla politica e alla convenienza.

Non sto avviando un processo di beatificazione per Santoro. I santi non mi sono mai piaciuti e a questi ho sempre preferito i diavoli. Credo piuttosto che Santoro della categoria dei diavoli sia un degno, acuto, sulfureo esemplare. Per tutto ciò ne consiglio caldamente la visione.

martedì 24 ottobre 2006

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