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Le emorroidi dei compañieros

Un medico in famiglia Vs. Doctor House

di Diazepina

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Un medico in famiglia Vs. Doctor House

Ipocondriaci e cagionevoli lettori lo schermo televisivo (ricordate "Videodrome"?) gronda sangue, è pieno zeppo di garze, fili da sutura, bisturi, flebo, operazioni, dissezioni. No, non sto parlando di "Hostel" ma della pulsione "medicalizzante" di molte serie tivvù. Il messaggio è chiaro: siamo tutti malati, invasi da malattie e morbi più o meno sconosciuti e una pulsione degenerativa segna il destino di molti. La soluzione c'è e non è, come pensa già qualche fatalista, l'eutanasia ma la squadra dei "medicitelevisivi".

Detto ciò vi propongo ora un semplice quesito. Tra un dottore piuttosto insulso, dal carattere semplice e disgustosamente buonista, con un'espressione inebetita perennemente stampata sul volto e un'ironia che non farebbe ridere neanche una iena (ecco caratterizzato il personaggio di "Un medico in famiglia") e una specie di psicopatico criptosquadrista della medicina (Doctor House) chi scegliereste? Io ho scelto House. Il marchese de Sade della medicina statunitense.

Così venerdì sera su Italia 1 ho seguito la prima puntata della nuova serie e ho raggiunto una consapevolezza che non credevo di poter acquisire. Ho capito, per esempio, il motivo per cui i medici vengono definiti poco eufemisticamente "sanitari". House della categoria "sanitari" è un degno rappresentante. Infatti il camice bianco (ma quale camice bianco? House non lo indossa) ha una faccia che ricorda quella che si ha quando in preda ad un nefasto virus intestinale, prima di tirare lo sciacquone, l'occhio indugia vacuamente su ciò che è diventata la pizza della sera prima. La nuova serie comunque ci mostra un Doctor House che ha subito una metamorfosi psico-esistenziale, è riemerso dall'abisso in cui l'aveva precipitato l'incidente; così la prima puntata inizia con il dottore che corre e corre. Segno inequivocabile che il calvario è cessato. House non è più claudicante, non ha più, purtroppo per lui, allucinazioni. Ma soprattutto House è diventato (così lasciano supporre gli sceneggiatori in questo primo episodio) un po' meno, solo un po' meno, testa di cazz*. Il carattere del "Doctor" supponente e cinico è controbilanciato da uno straordinario acume diagnostico, il che si può tradurre nella seguente tautologia: stronzo ma molto molto bravo.

Doctor House oltre ad essere, come ho già detto e come volentieri ripeto, stronzo ma bravo, è anche francamente sadico. Se ne frega del disagio e della vita interiore dei pazienti che maltratta non appena ne ha l'occasione. House è del tutto insensibile al dolore e al dramma umano dei poveracci che gli passano tra le mani, inoltre è impertinente e il suo modo di essere allude ad una condizione di anarchico della medicina. Il dottore squaderna una filosofia del vivere anti-proibizionista alla faccia di coloro che sono contrari all'uso degli oppiacei nella terapia del dolore. Al collega saggio, che gli elenca i punti per avere una vita professionale felice, il dottore risponde aggiungendo un punto a quella lista della felicità. Eccolo, sesto punto: usare oppiacei per essere felici. Questa ultima caratteristica fa apparire House interessante, ma il dubbio persiste. Come fa il dottore ad essere così totalmente impersonale e trattare i malati alla stregua di misere cavie da laboratorio? Va bene... Doctor House è un antieroe, un politicamente scorretto per antonomasia, però la sensazione è che House abbia più a che fare con la dissezione di cadaveri su di un tavolo di autopsia che non con uomini e donne vivi...

Probabilmente nelle prossime puntate House potrebbe diventare più morbido forse perché lui stesso ha provato sulla pelle la malattia e il dolore... staremo a vedere.

Ultima considerazione. Per un italiano e per un'italiana il modus operandi di questo medico non è affatto sconcertante. Siamo abituati al peggio. Basta fare un giro nelle corsie di qualche ospedale per trovare medici che oltre ad essere piuttosto stronzi in compenso non sono neanche bravi.

lunedì 29 gennaio 2007

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