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Le emorroidi dei compañieros

"Grande Fratello": la psico-analisi... situazionista

di Diazepina

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"Grande Fratello": la psico-analisi... situazionista

Come molti di voi già sapranno, esistono da qualche anno oramai in commercio ottimi antidepressivi a base di una sostanza chimica, la serotonina, capace di far tornare il buon umore anche al più nichilista degli esseri umani. Assumere questi farmaci è molto semplice. Basta farseli prescrivere dal medico, andare quindi in una farmacia, e voilà, il gioco è fatto. Chi invece è contrario alla chimica può affidarsi alla psico-terapia che con i suoi tanti orientamenti, se fatta da un professionista qualificato, può fare miracoli.
Ebbene, l'altra sera guardando "Grande Fratello" mi sono accorta con estatico stupore che esiste una terza via alla risoluzione dei problemi esistenziali e depressivi che affliggono oramai gran parte di noi, compressi da un contesto che ci vuole sempre meno persone e sempre più involucri a-finalistici.

In quella sorta di universo concentrazionario che è la casa del "Grande Fratello" può capitare di assistere ad una seduta di psico-terapia di gruppo che potremmo definire "GF Therapy". A turno i vari "personaggi" (perché tali sono i protagonisti di un reality, spersonalizzati dal medium televisivo che in quanto tale non è mai un luogo reale) mettono in scena, a partire dalla propria infanzia, una narrazione di sé. L'intento è indubitabilmente didattico: far conoscere nel profondo i reclusi, renderli umani, dar loro un passato in modo da poter creare nello spettatore gli ennesimi sentimenti di empatia e identificazione. Le anamnesi esistenziali dei protagonisti sono ovviamente variegate: c'è chi ha avuto, incredibilmente, quella che lui stesso definisce un'infanzia felice; c'è chi, è il caso di Teresa (si chiama così, mi pare...), nell'evenienza che tocchi a lei raccontarsi, scoppia in lacrime lasciando presagire che la sua infanzia, felice, non lo è stata affatto. Non poteva mancare in un reality una storia triste capace di captare la nostra compassione, ma la domanda che mi pongo è la seguente: riusciranno questi nevrotici e narcisisti ospiti della casa a guarire dalla vera, severa, patologia che li affligge, dall'illusione cioè, che partecipando al GF daranno un senso alla loro esistenza per altri versi del tutto insensata?

Chiudo ricordando il grande intellettuale francese Guy Debord, creatore del situazionismo, che usò l'immagine cinematografica contro l'idea stessa di rappresentazione. Nel film "Urla in favore di Sade" la sequenza finale di 24 minuti mostra lo schermo completamente nero. Questa geniale idea potrebbe essere emulata dagli autori del GF, sarebbe finalmente la morte della rappresentazione come finzione che finge il reale. Un bagliore nero di rivoluzione imprigionato dentro il piccolo schermo.

venerdì 8 febbraio 2008

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