Le emorroidi dei compañierosA volte ritornano...
di Diazepina
stampa l'articolo - invia ad un amico
Finalmente la televisione italiana ci dà l'opportunità, attraverso uno strano programma, di gettare uno sguardo inedito, singolare, affascinante sulla realtà del nostro paese e del nostro tempo. Questo sguardo sbilenco ma lucidissimo è quello della coppia di geniali registi siciliani, Ciprì e Maresco, che con i nuovi filmati del programma I migliori nani della nostra vita tornano a sconquassare la normalità del palinsesto di La 7 dopo anni di silenzio (ma non al cinema) e dopo la "meravigliosa" e sporchissima saga di Cinico tv. E bello, anzi bellissimo, è anche il titolo del programma che allude, contemporaneamente con quel "nani", alle squallide piccole cose, ad un sovraesposto politico italiano e, infine, al patetico titolo della canzone di Renato Zero, I migliori anni della nostra vita, titolo anagrammato ad arte dai registi. Ma non solo: vedendo i nani della sigla d'apertura danzare al ritmo di una ballata sgangherata, pensiamo ai "Freaks" ma anche al film di Herzog dedicato alla vita eversiva di una comunità di nani. E nani, metaforicamente, sono i ragazzini di Palermo, ladri per necessità e familiarità che si raccontano nella lingua arcana che è il dialetto palermitano, nel cortometraggio L'oro di Palermo. Attraverso la narrazione di questi adolescenti conosciamo la storia di Richetto, un ragazzino ucciso da un poliziotto ("Il poliziotto agì probabilmente in preda ad un eccesso di zelo professionale", ci avverte con graffiante ironia il critico cinematografico Gregorio Napoli) che lo rincorreva per un furto. Vedendo questi bambini e i loro volti, ci facciamo un'idea di che cosa ci sia dietro il cinismo dei due registi palermitani: una sensibilità non comune, che può rappresentare con uguale intensità il talento artistico di un petomane, che esegue mirabilmente l'inno di Forza Italia e la poesia della narrazione in dialetto fatta della morte di Richetto da parte di un suo amico.
giovedì 27 aprile 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
|