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Le emorroidi dei compañieros

Into the Botola, dentro la Fogna

di Diazepina

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Into the Botola, dentro la Fogna

Con l'estate canicolare alle porte qualche illuminato direttore di palinsesto ha pensato bene di mandare in onda un programma che potesse rinnovare i fasti del precedente quiz show "I Soliti Idioti" che occupava la stessa fascia oraria nella stagione precedente. Stessa fascia oraria, stessa struttura di base, stesso conduttore. Un Patrizio Lazzi pimpante (nel senso di somigliante alla Pimpa o a qualche simpatico e raggiante pupazzone similare), esageratamente entusiasta (a tratti direi parossistico) e con gli occhi sbigottiti di chi in tivvù ne ha dovute subire qualcuna di troppo. Immantinente, proprio ad apertura di programma il giocondo conduttore ti schiaffa lì un balletto con una coreografia nauseabonda. Del tutto inerme e assolutamente impreparata a ciò a cui sto per assistere, io dal canto mio, me ne sto accovacciata sul divano emettendo gemiti di sconforto. Quando ecco avanzare sulla scia di una nota melodia delle sgambettanti pseudo-veline. In realtà si tratta del modello più obsoleto del genere "veline". Il più vecchio ma non per questo il meno efficiente. Si tratta delle "botuline". Rifletto con aria meditabonda tra me e me: diamine però come son rifatte bene 'ste botuline per essere avviate alla cinquantina senza che si veda neanche un po'... sono uguali a delle colleghe più giovani! Del modello di ultima generazione le "botuline" riproducono pedissequamente gli stessi gesti inconsulti, rituali oserei dire, dai quali risulta evidente che il collegamento giusto tra corpo e cervello se ne è andato a farsi friggere da un bel pezzo. Si può osservare inoltre nel modello "botulina" la totale incapacità nel proporre null'altro che un desolante siparietto musicale male orchestrato e malamente ballato.

Poi c'è la "fogna" che forse per buon gusto (siamo pur sempre su un canale morigerato) sembra una botola. Balenano alla mente suggestioni tratte dalla iconografia medioevale... Supplizi consumati in antichi castelli turriti, trabocchetti con sotto coccodrilli ed altri fottutissimi animali che vogliono fare merenda con te... E poi la pena dell'impiccagione ai tempi andati non veniva forse eseguita appendendo il condannato al di sopra di una botola? Immagini sinistre e inquietanti si celano dietro un innocuo gioco a quiz. Mi ricordo un servizio visto recentemente nel corso di un telegiornale. Il servizio mostrava la nuova attrazione installata in un parco giochi di Milano. Si vedeva una famiglia infilare una monetina davanti a quella che era in tutto e per tutto la riproduzione perfetta di una sedia elettrica con sopra il suo bravo condannato a morte. Dopo pochi istanti ecco avviarsi la finta esecuzione. Ve la descrivo nella sequenza in cui l'ho vista io. Il condannato vestito con una tuta da detenuto è completamente calvo ed immobile attende la sua sorte. Parte la scarica elettrica. Il tipo appare scosso da terribili spasmi, la faccia (una maschera molto realistica in stile Padre Pio) è contratta dal dolore, un fumo sfrigolante si alza dal corpo. Poi più niente. Solo un po' di fumo residuo aleggia sinistramente nell'aria. Fine del gioco. Game over. Introdurre un'altra monetina, prego. Si odono le risate in sottofondo della curiosa e sadica famigliola.

Lo stesso sadismo della simpatica famigliola descritta, credo sia alla base dell'interesse dei seguaci di un programma come "La Botola", nel corso del quale aspiranti artisti si sottopongono al pubblico ludibrio mettendo in campo i propri talenti (e a dirla tutta, alcuni di talento ne hanno da vendere) rischiando di essere "giustiziati", ovvero sbattuti in fondo alla "fogna". Sotto ogni concorrente infatti è piazzato un trabocchetto. Se la performance dell'artista-concorrente non piace, zac, il tipo cade dentro la fogna-botola... Capito no? In sostanza siamo in presenza di una sorta di grande citazione de "La corrida". Di quel geniale programma in questo degenere epigono è rimasto però ben poco. Ma tant'è. Oramai è piena estate, la canicola infuria impietosa e tra clandestini che muoiono in cerca di un sogno in mare o in qualche campo coltivato e impronte digitali con le quali iscriverci tutti in un bel libro nero, mi sembra che cadere in una fogna-botola, per imbrattarsi solo un po' la dignità in cerca di un momento di gloria, sia in definitiva il male minore.

mercoledì 6 agosto 2008

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