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Iperrealismo formato famiglia: "I Simpson"

di Diazepina

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Iperrealismo formato famiglia: "I Simpson"

In Bart l'assassino (terza serie, 8F03) Tony Ciccione commenta così la fine del cartoon "Grattachecca e Fichetto" (in cui si vede il perfido topo mitragliare di colpi alcuni gangsters) "divertente perché è vero".
Divertente perché vero mi sembra un'ottima definizione per la serie (in Italia attualmente vediamo la decima, siglata AABF) creata da Matt Groening nel 1987 per la Fox Network.
Sto parlando dei "Simpson" sit-com cartoon costitutivamente forgiata per rappresentare in modo sovversivo, allucinato, violento, carognesco ma vero, la contemporaneità, in concorrenza diretta con l'idea disneyana di fuga dalla realtà in un dolce sogno utopico e in opposizione con la sua etica protestante.
Al posto di un parco giochi, con Biancaneve e i nani, troviamo nei "Simpson", frammentata come una palla di vetro andata in pezzi, l'immagine di un microcosmo (Springfield) votato all'autodistruzione (si può scegliere tra il cibo, la guerra, il nucleare) ma anche una summa di tutta la cultura della nostra epoca.

La capacità di questo cartoon di essere accanitamente iperrealista nella vivisezione dell'umano sopravvivere convive allegramente con la tenerezza nel mostrare i caratteri dei personaggi principali: il pensiero protozoico del capofamiglia Homer (allusione iper-ironica ad Omero o più realisticamente al nome del padre di Groening), la gelida solitudine blues di un pensiero non corrotto dagli spasmi del consumismo di Lisa, la retorica materna e atavicamente conservatrice di Marge, l'ultra-violenza soft di Bart.
Il prototipo della famiglia di media-bassa estrazione viene rappresentato dalla sconvolgente, profonda verità dei protagonisti, giallamente animati, con tutto il suo tipico arsenale: la station-wagon, il giardinetto e persino la macchia d'olio davanti al garage (presente solo in alcuni episodi). Ma i "Simpson", alla faccia del prototipo, metaforizzano e insieme sconvolgono la provincia yankee americana.
Tutto questo fa del cartoon groeninghiano una geniale opera della crudeltà di grande spessore e bellezza.

In questa enciclopedia della deviazione che è "I Simpson" non c'è una predilezione per un livello. In ciò essa è ecumenica, registra ogni definizione: l'alto e il basso, il deforme, il crudele, il parodico.
La tendenza però è chiara: scorrettezza assoluta e cinismo, eredi entrambi della ideologia politica americana oltre che della poliedrica, acidissima, citazionista cultura del papà dei "Simpson" Groening.
Nella serie c'è tutto. Ovvero tutto il mondo mass-mediale è rappresentato e parodiato. Dalla televisione al cinema alla radio alla video-arte senza dimenticare pittura musica e letteratura ("ho visto i pasti migliori della mia generazione distrutti dalla pazzia di mio fratello / la mia anima tagliata a fette da un demone dai capelli a punta" dice Lisa alludendo ad Urlo di Allen Ginsberg).
Groening e i suoi (il produttore James L. Brooks e Sam Simon) sono riusciti a mappare le costellazioni della cultura underground, mettendole a reagire a contatto con le suggestioni del pulp, trash, kitch, camp. Il risultato è un prodotto seriale, autenticamente postmoderno, che esibisce tutte le stigmate e le lucentezze - vale a dire le contraddizioni - del capitalismo.

Se è vero che i temi trattati dai "Simpson" si moltiplicano di continuo in un gioco di specchi, rispecchiamenti, attraversamenti - tanto da suggerire allo spettatore la sensazione del "già visto" - è possibile circoscrivere l'analisi (trascurando il tema della cinematograficità della serie nelle riprese, nell'uso del bianco e nero, nel montaggio) al tema del citazionismo filmico, che è presente, come meccanismo stabile, praticamente in ogni episodio, in forma di omaggio o in forma di parodia.
È il caso del già citato Bart l'assassino, tributo ironico al genere del film di gangsters e il cui principale riferimento è il film di Martin Scorsese Quei bravi ragazzi.
Nell'episodio il nostro bad boy viene assunto come barman da Tony Ciccione Williams, capo dei malviventi di Springfield. Le cose si complicano quando della sparizione del direttore Skynner viene accusato Bart che si trova a dover affrontare un processo per omicidio. Solo la fortunata irruzione del direttore al processo salva Bart dalla pena di morte. Bart capisce che il crimine non paga, manda a quel paese Tony Ciccione e torna alla sua consueta vita familiare. Anche la trama (qui ridotta all'essenziale) ricalca quella del film: l'ascesa di Bart all'interno della famiglia mafiosa somiglia a quella compiuta dal protagonista di Quei bravi ragazzi.

La citazione nei "Simpson" si manifesta come una vera e propria coazione a ripetere tanto che è possibile stilare un elenco dei film (per niente definitivo) cui si fa allusione nel cartoon. Eccolo: La carica dei 101, 2001, Odissea nello spazio (nell'episodio Homer nello spazio profondo, con Homer che cerca di afferrare le patatine sparse nell'abitacolo dell'astronave per assenza di gravità, a tempo di walzer), Alien, Amityville Horror, Apocalypse Now, Fuoco assassino, Basic Instinct, Ben Hur, Gli Uccelli, Cape Fear, Quarto potere, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Arancia meccanica, Cocktail, Il cacciatore, Un tranquillo weekend di paura, Il Dottor Stranamore, Dracula, E.T., L'Esorcista, Paura e delirio a Las Vegas, La mosca, Forrest Gump, Frankenstein, Full Metal Jacket, Il padrino, Godzilla, Via col vento, Quei bravi ragazzi, Il laureato, La vita è meravigliosa, Lo squalo, La febbre del successo, Jurassic Park, King Kong, Lawrence d'Arabia, Mary Poppins, Fuga di mezzanotte, Il migliore, La notte dei morti viventi, Nightmare: dal profondo della notte, Intrigo internazionale, Ufficiale e Gentiluomo, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Patton generale d'acciaio, Il pianeta delle scimmie, L'idolo delle folle, Psycho, Pulp fiction, I predatori dell'arca perduta, Rain man, La finestra sul cortile, Uomini veri, Rocky, The Rocky Horror Picture Show, Rudy, Shining, Il silenzio degli innocenti, 2022: i sopravvissuti, Speed, Guerre Stellari, Terminator, Titanic, Il tesoro della Sierra Madre, La donna che visse due volte, Il villaggio dei dannati, Waterworld, Il selvaggio e Il Mago di Oz.
Salta all'occhio da questo elenco l'amore viscerale nutrito da Matt Groening per Stanley Kubrick. Del grande regista sono citati praticamente quasi tutti i film, ma è a Shining che spetta il primato come film più citato.
Il capolavoro kubrickiano è presente in ben cinque episodi dei "Simpson".
Quale altra serie televisiva sarebbe capace di fare altrettanto?

giovedì 9 marzo 2006

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