Le emorroidi dei compañierosLa fede di Fido: il "Tiggìfantasy4" è il migliore dei mondi possibili?
di Diazepina
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Disillusi e disaffezionati lettori se state cercando una cartografia in grado di fornirvi le coordinate per perdervi completamente e senza possibilità di ritorno dentro il bazar delle notizie dei tiggì nazionali, il programma che più vi si attaglia è il "Tiggìfantasy4". Rigore critico da reality show scarso o nullo controllo delle fonti delle notizie e una grande deformazione intellettuale contribuiscono a creare un programma di informazione che supera se stesso dando vita ad un metatelegiornale. Ossia un telegiornale autoreferenziale che in sostanza si parla addosso e riflette sui suoi stessi meccanismi. Il padrone di casa nel corso del telegiornale allestisce con grande talento affabulatorio una narrazione della realtà di raro fascino; da tale narrazione la realtà ne esce stravolta trasfigurata e proiettata in un mondo fantastico dove tutto è possibile e tutti i reati che riguardano le finanze risultano depenalizzati. E la tanto declamata verità in questa narrazione passa in secondo piano. Più importante è lo stile con il quale viene narrata la notizia. Uno stile che meriterebbe più di una trattazione e semmai qualcuno ne avesse la voglia anche una accurata disamina accademica. A governare le magnifiche sorti e progressive di questo mondo fantastico che ci viene narrato quotidianamente come un pane spirituale è un re; una sorta di cesare che guida con temperanza e, se necessario, grande spregiudicatezza. In questo mondo, dove l'utopia diviene realizzabile, non esistono tasse. Anzi se non le paghi (le tasse) è capace che ti danno pure un premio... Ma dicevo dello stile del telegiornale... Purtroppo il metabolismo intellettuale del direttore risulta un tantino usurato. L'attitudine al sogno e l'attaccamento al ruolo sciamanico di cui si sente investito lo rendono debordante nel porgere le notizie, stupefacente nella continua parata di tic, debilitante nel tentativo patetico di spiegare una notizia che la collega che lo affianca in studio ha appena riferito con grande chiarezza. L'impressione che si ricava è che il direttore-sciamano non decodifichi ciò che gli viene riferito. Balbettii, temporanee afasie, dislessie, tic di varia natura imputabili forse all'abuso di qualche esotica sostanza, vanno ad ingrossare il variegato campionario sintomatologico di una patologia i cui segnali prodromici erano visibili già al tempo in cui il nostro lavorava alla Rai. A quale devastante malattia stia alludendo è presto detto. Si tratta della "sindrome della schiena piegata". Una malattia dall'incidenza sempre più frequente e che ha colpito in uno stretto giro di tempo un numero grandissimo di giornalisti. Non esistono cure miracolose per scongiurarne la subdola insorgenza. Ma esistono segreti o meglio buone regole legate allo stile di vita di ogni telespettatore. La prima di queste regole d'oro consiste nel riconoscere che non esiste un giornalismo indipendente, libero, non fazioso, meno che mai in Italia. Saperlo forse può giovare. La seconda la potremo riassumere con questa icastica, lapidaria formula: raccontami una favola, ma almeno raccontamela come si deve. venerdì 15 giugno 2007 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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