Sommersa dai liquami catodici e nebulizzata ad arte nell'etere dell'universo della finzione televisiva è attiva da qualche anno a questa parte una cellula che trama e ordisce i contenuti della programmazione televisiva italiana infettandone ineluttabilmente il cuore. Questa cellula altro non è che "La setta dei fabbricatori di Rinpupiti".
Si tratta essenzialmente di un gruppo di potere occulto dotato di straordinarie capacità di manipolazione di massa assimilabili per certi aspetti a quelle in uso nella massoneria. Quale siano gli scopi della setta è presto detto: creare in sempre maggior numero nuovi affiliati battezzati affettuosamente "Rinpupiti" e rendere l'agonia della tivvù nostrana ancora più dolorosa. Se ciò è possibile...
L'origine della definizione "Rinpupiti" ha una duplice matrice. Si inspira direttamente al nome d'arte del prototipo del giocatore d'azzardo, il conduttore "Pupo", mentre il prefisso del termine, quell'essenziale "Rin", rimanda al pregnante quanto abusato epiteto rin-coglionito. Come è possibile mutarsi in "Rinpupiti" e cosa questo significhi lo spiegherò più oltre.
La forza di questa temibile "setta" sta nella sua capacità di insinuarsi all'interno della fucina creativa della tivvù posizionando nei posti chiave di Rai e Mediaset, i suoi ispiratori e creatori. Per perseguire i propri scopi la "setta" elabora e confeziona dei programmi che all'apparenza si configurano come innocui giochi a premi ma che in realtà alludono e suggeriscono il vero e proprio gioco d'azzardo, oltre a pubblicizzare naturalmente, in modo più o meno subliminale, i vari "Super-ena-deca-ano-lotto" e "Gratta le palle e forse vinci".
Dal ventre massonico della "setta" sono nati tanti diabolici e ludici figli; il più giovane tra essi è il gioco "Tutto per tutto". Se proviamo per un attimo a giocare con questo nome, rovesciando dialetticamente quel "Tutto per tutto" in "Niente per niente" avremo l'esatta e reale natura del programma. Infatti è vero che qualche concorrente del programma può vincere qualche spicciolo e rare volte qualcuno anche un milione di euro, ma intanto gli spettatori che seguono lo show da casa vengono adeguatamente ammaestrati e avviati a divenire dei perfetti e ferventi "Rinpupiti" cioè dipendenti dal gioco, cioè dipendenti dal nulla. Niente si fa per niente...
Perché le possibilità di vincere nella realtà, lo sanno anche i bambini, sono simili alle possibilità che Emilio Fede vada definitivamente nel satellite o Beppe Grillo presenti Sanremo. Nessuna formula dunque riassume meglio il programma "Tutto per tutto" di "Niente per niente". "La setta dei fabbricatori di Rinpupiti" sa bene che far vincere qualcuno ogni tanto alza il morale delle truppe, nel senso che spinge molta gente a giocare, giocare, giocare. A trasformarsi quindi in perfetti "Rinpupiti".
Il "Rinpupito" che oramai è afflitto da una compulsione insopprimibile che lo spinge a giocare per vincere, nell'illusione vana di dare una svolta alla sua faticosa esistenza, deve sapere due cose. La prima è che è perfettamente inutile lamentarsi perché le tasse che deve pagare sono alte quando giocando egli stesso non fa altro che pagare una assurda "Tassa sulla speranza". La seconda è che i suoi soldi non servono ad altro che a rimpinguare una "setta", che si fa beffe della naturale voglia di giocare e sognare che è di tutti.
mercoledì 6 settembre 2006
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