Le emorroidi dei compañierosIo sono una soap autarchica... ma moderata
di Diazepina
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Fino a qualche decennio fa, quando dicevi soap opera con tutta probabilità stavi riferendoti a prodotti seriali provenienti dagli Stati Uniti o dal Sud America. Così potevi sperimentare che la televisione nostrana targata Mediaset, con in testa la rete specializzata nel trasmettere questo genere di porcate (leggi porcate in senso sessuale), era ammorbata da titoli come Capitol, Quando si ama, Santa Barbara, General Hospital, Febbre d'amore, La valle dei pini, Anche i ricchi piangono e via infierendo di questo sadico passo. Poi qualcosa di sconvolgente è avvenuto, un evento che si stenta a non definire epocale. La televisione italiana ha avviato una produzione nostrana di soap opera. Sono nate in pochi, fondamentali anni (gli anni Novanta), le soap opera autarchiche. L'antenata di queste serie è stata Un posto al sole, prodotta da Rai Tre con l'australiana Grundy Worldwide, nel 1996. Da questo momento in poi è stato l'inizio della fine. Un altro motivo per il quale sono nate le soap autarchiche è assolutamente degno di essere considerato con favore: dare lavoro a migliaia di registi, tecnici, attori. Non bisogna dimenticare che trovare lavoro in Italia, oggi come ieri, rappresenta un vero miracolo. Penso che possa essere sufficiente, anche i meno sagaci avranno capito che sto parlando della soap Vivere, ovvero della serie più "Berlusconiana" della tivvù nostrana, dopo ovviamente Cento Vetrine, apoteosi quest'ultima della compulsione consumista che tedia la fashion victim. Può essere interessante sapere (?), oltre che utile a non scatenare in qualcuno sani impulsi distruttivi, che nella soap Vivere lavorano 40 autori, 20 dialoghisti, 321 attori, 1500 comparse, 80 tecnici... In sostanza, un sacco di bravi professionisti che, per guadagnarsi il pane, sono costretti a fare di tutto... Vivere è davvero una soap autarchica, ma è speciale soprattutto perché riesce ad essere assolutamente non rappresentativa di molte categorie che compongono la società italiana. Non ci sono, infatti, nelle trame accuratamente intessute dagli sceneggiatori, metalmeccanici incazzati, lavoratori precari, lesbiche, trans, sfrattati, etc... Nella rappresentazione di due ceti, quello medio e quello ricco, Vivere si candida ad essere una soap politicamente di centro. Ma di centro destra o di centro sinistra, ci si potrebbe domandare? Risposta: perchè c'è forse qualche differenza tra i due centri? Vivere è quindi una soap moderata, di centro, che espunge da se qualsiasi radicalismo che possa spiacere al suo pubblico di moderati anti-radicali, spingendo chi è ricco a desiderare di esserlo ancora di più, e chi appartiene al vituperato ceto medio, ad elevarsi. venerdì 26 maggio 2006 Ogni autore è pienamente responsabile del contenuto delle sue opere. |
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